Fusione Wind-H3G: piace davvero a tutti?

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Si è fatto un gran parlare recentemente di una possibile fusione tra i due operatori outsider del mondo della telefonia, ovvero Wind ed H3G.

Questa operazione avrebbe un impatto sulle forze di vendita coinvolte, sui concorrenti, sui clienti, e riserva delle valutazioni che si stanno delineando e che non fanno pensare ad una conclusione rapida e scontata.

Scopriamo insieme il perché.

Matrimonio Wind H3GUna fusione tra due gruppi come quello italo-russo (Wind), e l’italo-cinese (H3G) deve essere approvata dall’antitrust europea che risponde al commissario Margrethe Vestager, che pare non veda di buon occhio unioni dove il principale beneficio non riguardi i consumatori.

Accade infatti che i due gruppi attualmente al 3° e 4° posto del ranking italiano non riescano a scalfire in maniera significativa i domini dei capi classifica in termini di copertura e servizi, e cerchino quindi di farsi notare per una politica di prezzo aggressiva.

Questo fa si che il mercato sia calmierato, ma allo stesso tempo non porti alle società (tutte) gli utili auspicati e necessari a mantenere alti investimenti di nuovi servizi; quindi l’obiettivo di tutte è riportare i valori di mercato in crescita , ed abbattere costi di infrastruttura e gestione.

A chi piacerebbe la fusione? Sulla carta, paradossalmente a tutti! (tranne al commissario Vestager).

  • Wind+H3G diventerebbero il primo operatore in Italia per numero di clienti.
  • I propri clienti si sentirebbero di conseguenza finalmente primi della classe, dopo una vita passata ad essere in rincorsa.
  • Tim e Vodafone da leader costretti a guardarsi le spalle per non perdere quote, diventerebbero inseguitori potendo giocare in maniera più coperta, con la certezza che il capofila, dovendo dettare i valori, cambierebbe la sua politica.
  • Gli investimenti ed i costi di gestione di due società in difficoltà sarebbero agevolati dall’essere condivisi.

Quindi tutti contenti?

Non è proprio cosi: da una fusione arriverebbero sicuramente sovrapposizioni di ruoli, quindi snellimenti negli organici, ed un aumento di costi che non soddisferebbe clienti. Ma la mancata fusione lascerebbe in difficoltà due gruppi indebitati (con banche gli arancioni, con la proprietà cinese che ripiana gli azzurri) e in ritardo di tecnologie e reti. A questo va aggiunto il commissario Verstager che vuole mantenere 4 operatori che si facciano maggior concorrenza, impedendo azioni che alzino il valore del costo all’utente, e mantenendo un (difficile) equilibrio.

Si è creato quindi un classico cul de sac di non facile risoluzione; attendiamo le prossime mosse per capire meglio se sulla strada dei due promessi sposi si presenteranno i bravi a ripetere che “questo matrimonio non s’ha da fare”

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